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venerdì 31 dicembre 2010

Moltezza

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Oggi Emma mi  ha chiesto (dopo aver rivisto Alice in Wonderland) che cos'è la moltezza?
Io distrattamente le ho detto che era un termine più divertente usato al posto di molteplicità.
Poi però, questo termine ha continuato a girarmi in testa per tutto il tempo...ho iniziato a ficcanasare su Google e ho iniziato a rimbalzare tra domande e risposte, tra supposizioni e interpretazioni, insomma di questa moltezza se ne parla ma non si sa precisamente di che cosa si tratti.
Allora ho pensato che, al di là del sinonimo (e della traduzione in italiano), si poteva tentare di dare un'interpretazione più creativa e ho pensato anche che a volte mi sento piena di moltezza, mentre ci sono delle volte in cui sono pervasa dalla pochezza...
Ci sono volte in cui mi sento circondata da molte moltezze e a volte invece...ok, ok, lasciamo perdere.

Moltezza: termine inventato dal regista Tim Burton e detto dal cappellaio Matto ad Alice ("Prima eri molto più... moltosa! Hai perso la tua moltezza."), per indicarle che crescendo ha indossato i panni dell'unica Alice che gli altri potevano vedere, facendo in modo che quella sola e unica Alice fosse la stessa per tutti. Comodo per dare sicurezze agli altri, utile per darla a se stessi.

La moltezza disorienta chi ti deve catalogare, è sconsigliata se si vuole trovare una collocazione sociale, è anzi consigliabile scegliere un aspetto e ricondursi a quello puntualmente.
La moltezza è quella che ci indica tutte le strade possibili, contemporanee e disponibili, è anche quella che può farci scegliere ogni giorno di essere gli stessi, ma dopo aver valutato l'alternativa, che c'è, proprio ogni giorno.

La moltezza è quella che auguro a tutti, ma proprio tutti, anche quelli che non leggo questo blog, per il 2011. Molta moltezza a tutti, auguri.

giovedì 30 dicembre 2010

senza parole

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mercoledì 29 dicembre 2010

...lontanissimo

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domenica 26 dicembre 2010

I Stratagemma. Attraversare il mare per ingannare il cielo

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Commento 
Predisporre regole per ogni circostanza impigrisce la volontà.
Ciò che si trova abitualmente sotto gli occhi non desta sospetto.
Le (manovre) segrete (yin) si celano nella luce del giorno (yang).
Nel massimo della luce del giorno: la più grande segretezza.
 
   Spiegazione
"Ciò che è familiare non desta attenzione"  (proverbio cinese)

"Più un'azione o un comportamento ha sembianze consuetudinarie, meno l'attenzione dell'avversario s'allerta. L'abile stratega coltiva una facciata ammantata di aspetti familiari, abituali, fino a farla apparire genuina; può quindi agire inosservato sotto il naso dell'avversario, aggiungendo l'obiettivo prefissato.
Per questa ragione il migliore nascondiglio per ordire un piano segreto è il pieno giorno, anziché la penombra.
Chi è il padrone della psicologia bellica esordisce fingendosi a proprio agio, tranquillo. Questo stato d'animo è trasmesso all'avversario, la cui vigilanza si assopisce. A quel punto, lo stratega attacca all'improvviso con violenza e rapidità, nell'istante in cui l'avversario si trova con la guardia allentata e quindi sarà colto completamente di sorpresa.
Questo stratagemma risponde all'attitudine umana di non prestare attenzione a ciò che è familiare. L'evidenza ordinaria rimane nascosta proprio perché l'abbiamo quotidianamente sotto gli occhi. Questo comportamento è noto in psicologia con il termine di abituazione: più si viene esposti a uno stimolo e meno si diventa sensibili a esso E' un meccanismo noto anche in campo sociale col fenomeno dell'iperinformazione: più si ripete un messaggio, più il destinatario si assuefa e meno il messaggio suscita interesse.
Dunque è possibile nascondere qualcosa a forza di mostrarlo."*

Chi sta pensando alla TV?

*i 36 stratagemmi, Ed. Il punto d'incontro

mercoledì 22 dicembre 2010

Buon Natale :-)

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lunedì 20 dicembre 2010

DE ANDRE Il Bombarolo interpretato da S Bersani

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sabato 11 dicembre 2010

l' illusione del controllo

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...qualunque cosa tu faccia quel seme crescerà e diventerà un pesco, magari tu desideri un melo o un arancio, ma otterai un pesco.

martedì 7 dicembre 2010

the doctor is in

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Perchè da giorni continua a venirmi alla mente questa immagine?
Non lo so, è che chiacchiero troppo e le persone naturalmente finiscono per confidarsi con me e...giuro, ne sento veramente di tutti i colori.
Pensavo, forse come tutti, che arrivata a quest'età (zitti, zitti lo sapete benissimo sono 42) avrei incontrato gente equilibrata, consapevole, emotivamente stabile....Sarò pazza, ma perchè il mondo è pieno di adolescenti di 45 anni? perchè siamo tutti incerti, insicuri, feriti e impauriti?
Frequento persone di questo genere solo io? Non parlo di uomini, non ne faccio una questione di sesso, rientrano nella categoria anche molte donne.
Forse l'illusione stava proprio nel pensare che si uscisse dall'insicurezza ad un certo punto, che si navigasse in un mare più tranquillo.
Non so, mi rendo conto che hanno tutti bisogno di essere ascoltati, che quando si mostra loro di avere voglia di accogliere le loro parole si ha l'effetto diga, un torrente in piena.
Forse, un tempo, la confessione cattolica assolveva anche a questa funzione, qualcuno ti ascoltava ed era lì per darti coraggio, per dirti che se ti eri pentito era tutto a posto, potevi ricominciare.
...sarà perchè sto leggendo un bel libro (XY, Sandro Veronesi, Fandango libri) che mi sta facendo riflettere sull'anima, vista da un prete e da una psichiatra, lo consiglio....

si, io l'amo!

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Litanìa


Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Genova nera e bianca.
Cacumine. Distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo.

Genova mio rimario.
Puerizia. Sillabario.
Genova mia tradita,
rimorso di tutta la vita.

Genova in comitiva.
Giubilo. Anima viva.
Genova in solitudine,
straducole, ebrietudine.

Genova di limone.
Di specchio. Di cannone.
Genova da intravedere,
mattoni, ghiaia, scogliere.

Genova grigia e celeste.
Ragazze. Bottiglie. Ceste.
Genova di tufo e sole,
rincorse, sassaiole.

Genova tutta tetto.
Macerie. Castelletto.
Genova d'aerei fatti,
Albaro, Borgoratti.

Genova che mi struggi.
Intestini. Caruggi.
Genova e così sia,
mare in un'osteria.

Genova illividita.
Inverno nelle dita.
Genova mercantile,
industriale, civile.

Genova d'uomini destri.
Ansaldo. San Giorgio. Sestri.
Genova in banchina,
transatlantico, trina.


Genova tutta cantiere.
Bisagno. Belvedere.
Genova di canarino,
persiana verde, zecchino.

Genova di torri bianche.
Di lucri. Di palanche.
Genova in salamoia,
acqua morta di noia.

Genova di mala voce.
Mia delizia. Mia croce.
Genova d'Oregina,
lamiera, vento, brina.

Genova nome barbaro.
Campana. Montale, Sbarbaro.
Genova dei casamenti
lunghi, miei tormenti.

Genova di sentina.
Di lavatoio. Latrina.
Genova di petroliera,
struggimento, scogliera.

Genova di tramontana.
Di tanfo. Sottana.
Genova d'acquamarina,
area, turchina.

Genova di luci ladre.
Figlioli. Padre. Madre.
Genova vecchia e ragazza,
pazzia, vaso, terrazza.

Genova di Soziglia.
Cunicolo. Pollame. Trilia.
Genova d'aglio e di rose,
di Pré, di Fontane Masrose.

Genova di Caricamento.
Di Voltri. Di sgomento.
Genova dell'Acquasola,
dolcissima, usignuola.

Genova tutta colore.
Bandiera. Rimorchiatore.
Genova viva e diletta,
salino, orto, spalletta.

Genova di Barile.
Cattolica. Acqua d'Aprile.
Genova comunista,
bocciofila, tempista.


Genova di Corso Oddone.
Mareggiata. Spintone.
Genova di piovasco,
follia, Paganini, Magnasco.

Genova che non mi lascia.
Mia fidanzata. Bagascia.
Genova ch'è tutto dire,
sospiro da non finire.

Genova quarta corda.
Sirena che non si scorda.
Genova d'ascensore,
paterna, stretta al cuore.

Genova mio pettorale.
Mio falsetto. Crinale.
Genova illuminata,
notturna, umida, alzata.

Genova di mio fratello.
Cattedrale. Bordello.
Genova di violino,
di topo, di casino.

Genova di mia sorella.
Sospiro. Maris Stella.
Genova portuale,
cinese, gutturale.

Genova di Sottoripa.
Emporio. Sesso. Stipa.
Genova di Porta Soprana,
d'angelo e di puttana.

Genova di coltello.
Di pesce. Di mantello.
Genova di lampione
a gas, costernazione.

Genova di Raibetta.
Di Gatta Mora. Infetta.
Genova della Strega,
strapiombo che i denti allega.

Genova che non si dice.
Di barche. Di vernice.
Genova balneare,
d'urti da non scordare.

Genova di "Paolo & Lele".
Di scogli. Furibondo. Vele.
Genova di Villa Quartara,
dove l'amore s'impara.


Genova di caserma.
Di latteria. Di sperma.
Genova mia di Sturla,
che ancora nel sangue mi urla.

Genova d'argento e stagno.
Di zanzara. Di scagno.
Genova di magro fieno,
canile, Marassi, Staglieno.

Genova di grige mura.
Distretto. La paura.
Genova dell'entroterra,
sassi rossi, la guerra.

Genova di cose trite.
La morte. La nefrite.
Genova bianca e a vela,
speranza, tenda, tela.

Genova che si riscatta.
Tettoia. Azzurro. Latta.
Genova sempre umana,
presente, partigiana.

Genova della mia Rina.
Valtrebbia. Aria fina.
Genova paese di foglie
fresche, dove ho preso moglie.

Genova sempre nuova.
Vita che si ritrova.
Genova lunga e lontana,
patria della mia Silvana.

Genova palpitante.
Mio cuore. Mio brillante.
Genova mio domicilio,
dove m'è nato Attilio.

Genova dell'Acquaverde.
Mio padre che vi si perde.
Genova di singhiozzi,
mia madre, Via Bernardo Strozzi.

Genova di lamenti.
Enea. Bombardamenti.
Genova disperata,
invano da me implorata.

Genova della Spezia.
Infanzia che si screzia.
Genova di Livorno,
Partenza senza ritorno.

Genova di tutta la vita.
Mia litania infinita.
Genova di stocafisso
e di garofano, fisso
bersaglio dove inclina
la rondine: la rima.

(Giorgio Caproni)

domenica 5 dicembre 2010

gassetta e pomello

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Non sarà un blog internazionale, il mio, ma nell'etichetta ridere, lui non poteva mancare, assolutamente!

sabato 4 dicembre 2010

Un genio...lo adoro!

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Il mio amico Mauro, mi sta facendo ascoltare delle cover da urlo! Questo tipo ne' ha fatta una più bella dell'altra...segnalo "Cicale" (!) e "Non voglio mica la luna"...magnifico! Ah, ah, ah

martedì 30 novembre 2010

Ho scoperto l'acqua calda

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Devo ringraziare la Professoressa Zanetti (seconda media D'Oria Pascoli), che insegna epica facendola imparare a memoria, per grandissima fortuna dei suoi ignari allievi (e quindi anche di mia figlia).
Devo ringraziarla perchè mi ha fatto scoprire l'acqua calda appunto, dovendo ascoltare e riascoltare, anche ripetere un verso dopo l'altro del V Canto dell'inferno, ne' ho assaporato la bellezza, ne' ho capito finalmente la grandezza.
Inconsapevolmente mi portavo dietro un inconfessabile pregiudizio di origine scolastica, Divina Commedia, uguale mattone.
Naturalmente non mi sarei mai azzardata ad asserirlo pubblicamente, ma infondo, infondo nella mia memoria restava soltanto un'emerita rottura di scatole che, fortunatamente, mi ero lasciata alle spalle.
Devo ringraziarla, per me ma anche per mia figlia, che forse un giorno potrà godere di tutta questa bellezza senza averla archiviata oggi, come un mattone.



Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?»

Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!»

Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?»

E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangëa; sì che di pietade
io venni men così com'io morisse.
E caddi come corpo morto cade.
http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/inf04.htm#identificatore2

domenica 28 novembre 2010

Shodo

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Non so cosa sia, se l'ambiente così austero ed elegante, se l'inchiostro che si scioglie sulla pietra, se il respiro che conduce il movimento del corpo per tracciare un solo segno, ma questa prima lezione di calligrafia giapponese è stata un'esperienza proprio bella.
Tanto per cambiare, ho scelto una disciplina nella quale per raggiungere i primi risultati accettabili, mi ci vorranno degli anni.
Ho detto: -be', ho maneggiato pennelli per anni, almeno questo mi avvantaggerà...neanche l'impugnatura del pennello corrisponde, quindi semmai, l'aver avuto esperienze di pittura mi intralcia.
Ho detto: -be', lavoro sulla concentrazione ed il respiro da anni (con il taiji) sarò avvantaggiata...illusione, qualche aiutino (il rilassamento delle spalle, dei gomiti, il rilassamento del corpo) l'ho avuto, ma stare due ore in ginocchio...non mi è proprio così congeniale, i movimenti del corpo, poi sono comunque tutti da imparare.

Ho portato a casa decine di fogliacci su cui ho tracciato segni senza significato, su cui ho provato e riprovato a mantenere la stessa pressione del tratto, in cui ho provato a cambiare direzione, inclinazione, composizione.
Alla fine ho capito, il trucco è sempre quello: "praticare molto il poco e poco il molto", non avevo neanche sciolto abbastanza bene l'inchiostro...probabilmente le due ore della lezione, in Giappone, sarebbero state impiegate solo per capire questa prima operazione: sciogliere l'inchiostro sulla pietra fino ad ottenere la giusta densità di nero.
Probabilmente sono pazza, ma è stato bellissimo.

mercoledì 24 novembre 2010

Irresistibile

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Non so spiegarmelo...ma io non ho visto questo film! Come ho fatto? Il nichilista, qui, è fantastico...

liste

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E' un po' troppo facile, in questo periodo pubblicare le liste, direi che rimbalzano da un blog all'altro, però queste due, secondo me meritano almeno una seconda visione.

martedì 23 novembre 2010

forse era meglio che andassi a zappare...

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"L’affermazione secondo cui il vuoto non è “vuoto” potrebbe suonare come un semplice bisticcio di parole, ma da un punto di vista scientifico la frase assume una notevole importanza a causa delle implicazioni fisiche e cosmologiche associate; stiamo parlando dell’Energia del vuoto, quell’energia che possiamo spiegare ricorrendo soltanto alle leggi della meccanica quantistica." (http://www.elapsus.it/home1/index.php/scienza/astronomia/110-se-il-vuoto-non-e-vuoto-ovvero-lenergia-dal-nulla-e-lespansione-delluniverso)

Non sono impazzita, o forse si, in realtà pensando e ripensando ad un post per oggi, l'unica cosa che mi veniva in mente era il vuoto, vuoto pneumatico nella mia testa, non un argomento, non uno spunto.
Come diceva il titolo (prima che lo cambiassi), non è mica obbligatorio scrivere qualcosa, eppure a volte è una parola, che digitando su google immage, ti porta in posti strani...bè, mi ha portato qui.
Il vuoto non è vuoto? Ma chi ha fatto questo genere di affermazioni? E poi, se andate al link ve ne accorgerete, l'energia del vuoto è un concetto che, come dire, non mi risulta chiarissimo.
Però, dietro ad ogni concetto, salta fuori la metafora: " è un'energia presente in stato latente nello spazio anche quando privo di materia."
He, he...certe scatole craniche mi verebbero in mente. Lasciate stare va, e se siete su questo blog per la prima volta, vi prego leggete i post precedenti...giuro di aver scritto cose più interessanti di così.

domenica 21 novembre 2010

Happy Birthday

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Esperimento della doppia fessura

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Dunque, la fisica quantistica mi affascina, ma ho sempre, come la sensazione che non mi siano dati tutti i dati (scusate il bisticcio) per valutare l'esperimento, questo lo conosco da un po', ma lo avevo lasciato lì a sedimentare.
Stamattina, per caso sono inciampata in una serie di video sul pensiero positivo e sull'influenza del pensiero sugli avvenimenti, sono andata a ricercarlo nel mio hard disk e, come mi pareva di ricordare, suggerisce qualcosa di simile. Avevo anche letto un libro di Bruce Lipton all'epoca (a dire il vero non l'ho finito...) e, oggi, mi rendo conto che questo tipo di "suggerimenti" arrivano da luoghi diversi, a volte sembrano ciarlatanate, a volte sembra abbiano basi scentifiche.
Non riesco a formulare un giudizio, ma l'argomento è intrigante, che ve ne pare?

mercoledì 17 novembre 2010

Sottrarre

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Eppure l'ho imparato dai tempi del liceo...sottrarre è meglio che aggiungere, non so perchè non ho fatto tesoro di questa lezione.
Ero qui che riflettevo sul fatto che certe cose funziona in tutti i campi, ma non ce ne accorgiamo.
Il concetto, riferito alla composizione pittorica, grafica o comunque all'estetica, da' un risultato garantito. Fare spazio, creare vuoto intorno a ciò che realmente conta (e che non può essere eliminato senza che svanisca l'essenza stessa del messaggio), aiuta ad andare diretti al punto.
Generalmente, quando si progetta, durante il processo creativo intendo, si tende a mettere tutto quello che viene in mente nella composizione, sembra che tutto sia importante e che senza un solo elemento la struttura non regga. Poi, facendo un passo indietro, guardando il tutto da lontano, ci si rende conto che forse...togliendo questo...e questo e anche quest'altro, la struttura è stabile e quel che si è tolto era superfluo.
Anche quando si scrive è così, e quando si vive?
Anche quando si vive secondo me, il troppo confonde, disorienta. Mi accorgo che tagliare il di più, in certi momenti aiuta a focalizzare le cose importanti, e anche se ci si sente un po' isolati, rafforza le nostre certezze sulle poche cose che nel tempo hanno determinato ciò che "strutturalmente" siamo.
...era solo per dire, che senza un'intenzione precisa, ho fatto così, mi sono fermata, ho fatto spazio ho eliminato il di più e devo dire che dopo un primo momento di sgomento, non si sta poi tanto male, chissà se dura...

P.S: lo so che l'immagine non c'entra un granchè, ma questo calendario ad inchiostro è veramente un'invenzione geniale! dal sito: designbuzz.it

mercoledì 10 novembre 2010

L'altra via

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..."Questo non è il solo mondo", disse indicando con un ampio gesto del braccio l'intero orizzonte.
"Questo non è il solo tempo", e puntò il dito contro il mio orologio.
"Questa non è la sola vita", e indicò se stesso, Angela, me il cane e tutto quel che c'era attorno. Si fermò come per farci riflettere
"E questa non è la sola coscienza." Toccandosi il petto concluse: "Ciò che è fuori è anche dentro; e ciò che non è dentro non è da nessuna parte."
Poi, come volesse alleggerire l'atmosfera, scoppiò in una bella risata e, rivolto a me aggiunse:
"Per questo viaggiare non serve. Se uno non ha niente dentro, non troverà mai niente fuori. E' inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sè."


..."Attento", disse. "Quella dei libri è tutta una conoscenza di seconda mano, conoscenza presa in prestito. Non vale un granchè" E mi raccontò un'altra storia.
Un uomo entra in una grande biblioteca e, dopo tanto studiare e cercare, sceglie tre libri da portar via. Va al banco per registrarli e all'impiegato chiede:
"Quanti sono i libri in questa biblioteca?"
"Varie decine di migliaia."
"E quanto tempo ci vorrebbe per leggerli tutti"
"Oh...varie vite."
"Allora non voglio neppure questi", dice l'uomo. "Ci deve essere un'altra via." E parte.
L'altra via, secondo il Vecchio, è quella dell'esperienza. L'esperienza fatta su se stessi. Il vero capire non avviene con la testa, ma col cuore. Si capisce davvero solo quello che si è provato, quello che si è sentito dentro sè.

Un altro giro di giostra, Tiziano Terzani, Ed. Tea

lunedì 8 novembre 2010

Le parole di un maestro

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"...ricordati di dare il massimo ma non esagerare, fai quello che hai sempre fatto al meglio di te stessa perchè è già sufficiente per vincere. Vincere una gara è importante, ma noi siamo qui per dimostrare, prima di tutto a noi stessi, che con la pratica abbiamo vinto le nostre paure, superato i nostri limiti. La vittoria, invece, va accettata con moderazione perchè può essere pericolosa più di una sconfitta"

Maestro Hu Han Ping, tratto da "Il Taj Ji Quan, corpo che pensa mente che muove", Li Rong Mei -Sergio Casavecchia, Ed. Mediterranee

domenica 7 novembre 2010

SHUDAO

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Sono al limite della comunicazione di servizio...ovviamente lo posto perchè mi sono iscritta, qui a lato, nei posti interessanti in cui ficcanasare c'è un link che porta alla Galleria delle opere di Nagayama Norio, purtroppo quest'anno non lo tiene lui, ma io inizio comunque. Per completare il "servizio": SHUDAO – LA VIA DELLA SCRITTURA E L'ARTE DELLA CALLIGRAFIA CINESE
Stage-Laboratorio (livello base e livelli avanzati). Viaggio alla scoperta delle forme della scrittura, dei materiali e delle tecniche dell’arte della calligrafia cinese.
Lo Stage e' AD ISCRIZIONE e a numero chiuso. Le prenotazioni possono essere inviate a questo indirizzo elettronico, segnalando i propri dati (Nome, Cognome, indirizzo, telefono, e-mail). Per informazioni e per formalizzare l'iscrizione la Segreteria e' aperta al pubblico nei giorni di Lunedi, Martedi, Mercoledi e Giovedi dalle ore 15 alle ore 18,30.

CELSO - ISTITUTO DI STUDI ORIENTALI
Dipartimento Studi Asiatici
Archivio Arti Contemporanee
BSA Biblioteca di Studi Asiatici
Galleria Mazzini 7 – 16121 Genova - Italy
tel [+39] 010586556

sabato 6 novembre 2010

Cattivissimo me! ;-)

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link a "contenitori 2 la vendetta"

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http://parolesdrucite.blogspot.com/2010/10/contenitori-2-la-vendetta.html

lunedì 1 novembre 2010

...azzurra per me, grazie!

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"Pillola azzurra: fine della storia, domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai...

Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie...e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio..."

Non è che, per caso, sia possibile incontrare questo signore e chiedergli se mi rispedisce indietro di tre anni nella mia vita, a prima che decidessi di fare chiarezza e sapere la verità?

Non mi pare che mi sia mai stata proposta una scelta in effetti...

Teorema

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"...lo vedi, pure i fermenti lattici lo sanno!"

mercoledì 27 ottobre 2010

...in fondo basta il minimo...

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Ieri, sono arrivata in ufficio mezz'ora in anticipo per scrivere un post delirante sul senso delle parole, sulla loro doppiezza, sugli inganni che celano. L'ho scritto e corretto, riscritto e modificato, poi l'ho tenuto lì fino alle sei e alle sei e mezza l'ho ancora ritoccato prima di pubblicarlo (s'intitolava "contenitori"), quando finalmente mi pareva di aver sgarbugliato la matassa un errore di blogger me lo ha polverizzato...l'ho preso come un segno del destino, era da cestinare.
Quante chiacchiere ha ragione Baloo..

lunedì 25 ottobre 2010

Contenitori 2, la vendetta

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Dunque, qualche giorno fa raccontavo di come questo post mi si fosse polverizzato (per motivi che non ho ben capito, di blogger) e di come lo avessi considerato un "segno" del fatto che probabilmente non doveva essere pubblicato...oggi vedo che è rimasto intrappolato come bozza. Mi viene da pensare che dovesse rimanere lì, in modo che io potessi capire, a distanza di giorni se era delirante, tanto quanto mi pareva che fosse e se valeva la pena pubblicarlo o no. Bè, ancora non l'ho capito, quindi eccolo qui, se vi va...

"Il potere delle parole...
Ho sempre pensato ne avessero, ho anche delle etichette dedicate alle parole, però, più ci penso e più mi rendo conto che le parole sono delle custodie, degli involucri.
Continuo ad avere delle vere e proprie "intuizioni" sentendo delle banalità, mi accorgo che le stesse identiche parole, sentite in un determinato stato d'animo o cadendo nel bel mezzo di una riflessione, possono veicolare un'idea, (aprire una porta nella mente) che altrimenti non arrivererbbe. Ascolto delle cose ovvie e metto in circolo una serie di pensieri, di collegamenti, che sembra impossibile siano partiti da lì, al contrario, vedo a volte illumunarsi gli occhi di persone che hanno capito cose che io nemmeno vedo ascoltando altrettante banalità, che a quel punto per me restano tali.
Vedo poi anche, il pericolo connesso al contenitore. Se chi ascolta non ha la disponibilità d'animo giusta per percepire gli strati a cipolla (come direbbe Shrek) di quelle parole, non può comprendere la quantità di contenuti che quelle contengono.
Le incomprensioni tra le persone non avvengono poi, per questo stesso motivo? Come si può svuotare la mente per ascoltare, anzichè sentire, quello che ci stanno dicendo e comprenderne l'interezza? E poi, quante volte, credendo di non aver nessun pregiudizio, rispetto a quanto sto per ascoltare, in realtà sto già interpretando, sto già presupponendo contenuti non detti? A quel punto lo "strato" che inserisco non era nemmeno presente in quelle parole, ho voluto mettercelo io...mi sto dibattendo in questo groviglio e mi accorgo di fare come il gatto con il gomitolo.
C'è qualcuno che mi vuol dare una mano?"

mercoledì 20 ottobre 2010

Nanananana...Karaoke!

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martedì 19 ottobre 2010

Tutto l'universo obbedisce all'amore

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sabato 16 ottobre 2010

Facce

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Mi è tornata tra le mani una valgia di cartone nella quale avevo riposto una montagna di foto di famiglia, tra tante è saltata fuori anche questa, che non ricordavo.
Ho sempre pensato di avera la faccia di mio padre, ho il suo sorriso, i suoi occhi, ma nell'insieme, lo vedo in questa foto, ho proprio la stessa faccia di queste due donne qui, mia madre e la sua.
Mi fa un po' impressione perchè alla fine, mi ero sempre identificata con la linea paterna, un po' come se la mia radice fosse quella.
E' vero che lui mi ha cresciuta, mi ha dato quell'imprintig che mi ha fatto sentire di appartenere ad una famiglia, ed è anche vero che queste due donne schive l'una e respingente l'altra non sono mai state per me un modello. La nonna succube, la madre depressa...non rappresentano certo il modello di donna che vorrei essere.
Però stanno lì, immobili guardano in macchina, mi guardano da un'altra epoca, da un giorno lontano nel tempo.
E quante cose raccontano queste due facce, questi occhi un po' spenti. Interpreto io, consapevole delle loro storie, o la fotografia, come ho sempre pensato cristallizza delle verità, congela un attimo di vita e la rende palese a tutti?
Quando ho iniziato a studiare fotografia mi sono appassionata fin da subito al ritratto e un progetto che ho sempre tenuto nasconto in un cassetto, consisteva nel creare un ambiente neutro, un fondale uniforme, davanti al quale far sedere gruppi familiari dello stesso sesso (nonna, mamma, nipote..) ora maschi ora femmine, per tracciare quella mappa che passa sulle facce delle persone che appartengono alla stessa famiglia.
Guardare questa foto mi ha fatto tornare alla mente quel progetto, che forse un giorno realizzerò, chissà.

sabato 9 ottobre 2010

If

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Se riesci a mantenere la calma quando tutti attorno a te la stanno perdendo;

Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te tenendo conto però dei loro dubbi;

Se sai aspettare senza stancarti di aspettare o essendo calunniato non rispondere con calunnie o essendo odiato non dare spazio all'odio senza tuttavia sembrare troppo buono ne' parlare troppo da saggio;

Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;

Se riesci a pensare senza fare di pensieri il tuo fine;

Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta e trattare questi due impostori proprio nello stesso modo;

Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto, distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui;

Se sai guardare le cose, per le quali hai dato la vita distrutte e sai umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

Se sai fare un'unica pila delle tue vittorie e rischiarla in un solo colpo a testa o croce e perdere e ricominciare dall'inizio senza mai lasciarti sfuggire una sola parola su quello che hai perso;

Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più e così resistere quando in te non c'è più nulla tranne la volontà che dice loro: "Resistete!';

Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà o passeggiare con i re senza perdere il tuo comportamento normale;

Se non possono ferire ne' i nemici ne' gli amici troppo premurosi; Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;

Se riesci a riempire l'inesorabile minuto dando valore ad ogni istante che passa: tua e' la Terra e tutto ciò che vi e' in essa e - quel che più conta - tu sarai un Uomo, figlio mio !

mercoledì 6 ottobre 2010

Orizzonti

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Da giorni mi sento ripetere questa frase:
per avere le cose che non abbiamo mai avuto dobbiamo essere la persona che non siamo mai stati.
Parliamone, tanto per cominciare, di che "cose" stiamo parlando? Poi, che tipo di persona devo diventare per ottenerle? Terzo, chi dice che io non voglia riavere cose che ho avuto in passato e che ora ho perduto, che quindi io sia già la persona che voglio essere, per ottenere ciò voglio?
Credo piuttosto che avesse ragione Einstein (tanto per cambiare) che diceva: i problemi non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li ha creati, il concetto era certo questo, non sono sicura che siano le parole esatte.
Con questo non voglio certo dire di essere una persona completa e definitiva, penso al contrario che i lavori siano sempre in corso e che osservare la nostra vita dall'interno e dall'esterno, controllare il nostro cammino e dove ci sta conducendo sia l'unico modo per proseguire la strada continuando a crescere. Credo anche, però che si debba avere un codice di valori interni, che per quanto mutino i nostri orizzonti, debba continuare a condurci, presenti a noi stessi, a volte galleggiando, a volte restando in apnea con la testa sott'acqua, ma in ogni caso a condurci.
Più che ottenere cose che non ho mai avuto, voglio diventare la persona che credo giusto essere, penso che lavorerò per questo.
Le cose oggi le ho e domani no, i valori, i pensieri i sentimenti fanno di me la persona che sono, poggiano le basi per quella che sarò domani.

sabato 2 ottobre 2010

Li Rong Mei

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Domenica prossima, ho deciso di andare a mettere il naso in un altro stile, questa donna è davvero favolosa, si muove in un modo incredibile...anzi aggiungo anche un contributo video, per chi fosse curioso*.

Fino adesso ho lavorato sul Wu, ho tentato di apprendere un po' di Chen (ma non sono un granchè, devo ammettere è difficilino...), andiamo a dare un'occhiata anche a Li Rong Mei, perchè no.

Devo ammetterlo, il fatto che sia una donna e che abbia ottenuto il titolo (per pochi) di Gran Maestro, solletica la mia vena femminista, che zitta zitta se ne sta acquattata nel profondo, ma c'è.

Capisco di camminare sul precipizio del: "chissenefrega, potevi scrivertelo sull'agenda", eppure vedo che spesso mi viene chiesto di raccontare qualcosa della mia esperienza con il Tai ji, le parole non so se restituiscono a sufficienza l'esperienza, che resta comuque diversa per ognuno.

Il Tai ji per me è stato qualcosa di importante, è diventato una specie di timone, un'opportunità di ricerca interiore. Credo che gli unici consigli graditi siano quelli richiesti, quindi non lo consiglierò.
Per chi pensa che si possa trattare di un'esperienza curiosa/interessante/nuova...questo è il link per l'iscrizione (http://www.savonataiji.it/savonataiji/Iscrizione.html), non costa troppo, magari ci vediamo lì, no?

* il contributo video che intendevo, non sono riuscita a caricarlo (troppo pesante) allora ho pensato di aggiungere l'accoppiata magica Battiato & Tai ji, la "coreografia" che vedete alle spalle è realizzata da allievi della scuola di Li Rong Mei, quella con la spada è lei (non ci si crede...era Sanremo).

mercoledì 29 settembre 2010

disintegrata?

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(http://www.integrita.it/):
Recita un detto dei nativi d'america "cammino nelle mie parole".

Parlando di integrità rende perfettamente l'idea: c'è allineamento tra i pensieri le parole e le azioni. E' molto di più di essere coerenti. Vuol dire essere interi e autentici.

Il termine "Integrità" deriva da integro. Integro significa che non è mai stato toccato, a cui non manca nulla. Ma anche intero.
E' quindi puro e incorrotto, Integrità non è una condizione di valori etici (o morali), anche se la condizione di integrità porta inevitabilmente a esprimere dei valori. Integro è un valore, mentre Integrità è lo stato in cui possiamo esprimere un insieme di valori interiori autentici e coerenti attraverso i loro diversi livelli. Ma il termine significa anche integrare. Integriamo tutte le nostre "parti" e anche il nuovo che viene da fuori.
Ogni volta che integro un nuovo valore devo riallineare i valori esistenti. Vi è un naturale bisogno di integrità, il nostro corpo ne ha bisogno e lo ricerca come un processo di conoscenza, a volte un vero percorso individuale."

Mi rigiro tra le mani e tra i pensieri questo termine da giorni, forse da mesi, mi domando se realmente riesco ad allineare i miei pensieri al mio sentire, al mio essere. Integrità e coerenza non dovrebbero essere in contrapposizione eppure spesso lo sono. Il cammino dovrebbe comprendere l'assimilazione dei concetti, dei pensieri, degli incontri che si fanno lungo la strada, quanta letteratura si è fatta intorno a questa idea?
Quanto sgradevole è la sensanzione di non essere allineati al proprio essere, profondamente dissociati nel muoversi in un ambiente/frangente che non ci consente di esprimere la nostra natura più profonda?

domenica 26 settembre 2010

Sondaggio

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Ecco qua, ho introdotto il sondaggio, mi dicono potrebbe essere un buon modo per "costringere" i lettori a mostrarsi, direte perchè? Mah, non so vedo gli accessi nelle statistiche, c'è chi mi dice di aver letto questo o quello, ma poi alla fine commenti...pochini e finisco per chiedermi, ma chi siete?
Be', comunque, mi è capitata questa frase tra le mani (mi riferisco a questa qua a destra...) e non l'ho trovata poi così chiara, avrei anche potuto postarla su FB e chiedere opinioni, ma mi è sembrato meglio così.
Su Coelho poi, non so mai cosa pensare, spesso le sue parole mi sembrano illuminanti, altre volte mi lasciano un punto interogativo stampato sulla fronte, questa frase ne è un'esempio, perchè ciò che si è ripetuto due volte si ripeterà certamente una terza? E' una minaccia, una certezza, una regola? Bè, se ne avete voglia, ditemi cosa nè pensate.

blog...he, he, he.

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venerdì 24 settembre 2010

srotolatemi, dai!

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Quando capito sul blog di qualcun'altro per caso, leggo il primo post e da quello decido se proseguire e ficcanasare oltre, spesso sono difficili da consultare, troppo articolati, si ramificano eccessivamente, sono pieni di etichette e a volte non riesco a seguire il filo dei discorsi. E' per questo che il mio è banalmente una sequenza di post, uno dietro l'altro.

Credo, spero, che anche chi capita sul mio blog oggi, a qualche mese dalla sua apertura, magari perchè ha letto qualcosa di interessante, oppure perchè ci siamo conosciuti e si è incuriosito, bè spero faccia come me, spulci tra le righe.
Ho l'impressione però che chi arriva, legga il post e, nella migliore delle ipotesi, pensi di ripassare nei giorni a seguire, giusto per vedere se nuovamente ci sarà qualcosa di interessante/divertente. Mi sorge quindi spontaneo l'appello:
se siete arrivati qui per la prima volta, se ci siete per caso...scorrete le pagine all'indietro almeno per tre "fogli", poi decidete se c'è qualcosa d'interessante oppure no. Sono ondivaga e altalenante, salto di palo in frasca, a volte parlo di libri, a volte mi lamento, a volte sono triste, il più delle volte però, trovo degli spunti per ridere...un post non basta per capire che tipo di contenitore è questo. Ce ne vogliono almeno tre, per decidere di non tornarci mai più.
Sempre che il post in questione non sia questo, nel qual caso ne basta uno, quindi addio!

invisibile

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giovedì 23 settembre 2010

Equilibrio e disciplina

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"Andando a caso consideravo,
girando per strade vuote,
che l'equilibrio si vede da sè,
si avverte immediatamente".

Riflettevo, (parafrasando Battiato, in realtà) sui concetti di equilibrio e disciplina. Quando ti viene detto "non è importante quello che pensi tu, ma quello che devi fare" la domanda che sorge spontanea è: qual'è il confine tra la disciplina, che per sua natura modella lo spirito e per quanto dura è giusta, e la costrizione imposta per opinione personale e che il nostro buonsenso ci suggerisce arbitraria?
Come è giusto reagire ad un'imposizione che ci sembra tale, che non è nel campo dell'oggettività ma della soggettività? Sono abituata ad ascoltare i suggerimenti che il mio cuore, il mio stomaco (alle volte) mi danno, e sono abituata a disciplinarmi quando è necessario, anzi credo che imporsi dei limiti sia la vera strada per essere liberi, come diceva Gaber (stamattina mi arrivano suggerimenti dalle canzoni) "la libertà non è stare sopra ad un albero", ma credo anche che i primi a dovercela imporre, siamo noi stessi e l'imposizione che ci arriva dall'esterno debba sempre essere condivisa.
Quando il mio stomaco urla vendetta, quando il mio umore finisce sotto i piedi, faccio davvero molta fatica a credere che sia giusto così.

p.s:...d'altronde potrebbe trattarsi anche di orgoglio, chissà...ci devo pensare su.

mercoledì 22 settembre 2010

mia madre non lo deve sapere

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Non so perchè, ma da due giorni questa canzone mi gira e mi rigira nella testa. Mi succede sempre così, alla fine finisco su youtube a cercare di trovare il tormentone. Cerca che ti ricerca, mi sono imbattuta in questa versione che mi fa davvero ridere, Solfrizzi è spassoso, e questa (Tutti pazzi per amore) credo sia una delle fiction più azzecate e intelligenti che siano state messe in circolazione negli ultimi anni. Ne' ho visto solo qulche puntata mesi fa, poi perdendo di vista la tv, che continua a piacermi sempre pochino, me la sono dimenticata. Non ne avevo nemmeno mai sentito parlare, eppure credo abbia delle trovate di sceneggitura e una freschezza nella costruzione della storia (con dei siparietti veramente buffi) che non ha nulla da invidiare alle sit americane.
Ora direte...ma chissenefrega! E in effetti...d'altra parte l'etichetta, preventivamente, gliel'avevo assegnata.

domenica 19 settembre 2010

amore lontanissimo

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sabato 18 settembre 2010

Master Hao Huaimu performing "scientific taiji wu style".

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la macchina del tempo

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Mi rendo conto che pur scrivendo su questo blog da mesi, in realtà non mi sono ancora rassegnata al mezzo virtuale. Da qualche tempo sto pensando di stamparlo per avere un cartaceo tra le mani, se dovesse polverizzarlo qualche evento non meglio precisato.
Non so da dove mi sia venuta quest'ansia, forse dal blog di Simone Perotti (sapete l'ex "yuppie" che ha mollato tutto, quello che ha scritto il ibro nel quale racconta che si può...ma questo è un'altro discorso, l'ho recensito su aNobii comunque), quando l'ho visitato, nella home diceva che anni di blog si erano persi ed era per questo che aveva dovuto riniziare tutto da capo.
Posso capire che cominciate a pensare...che noia, ma era una riflessione che mi pareva interessante, questo contenitore mi rassicura. Lo svolgo a ritroso, come una specie di gomitolo che porto in tasca e via va si srotola, o come i sassolini di Hansel e Gretel, mi guardo indietro e i ricordi si fanno più vividi.
Il tempo passa e mi rendo conto che sono sempre meno legata alle cose, dovendo lasciare questa casa mi basterebbe una valigia, le cose che ho accumulato e a cui davo tanto significato, non mi interessano più.
Le cose non hanno significato, è solo quello che ci ricordano, è soltanto quello che noi vogliamo ci dicano, ma le parole no, gli scritti restano, le parole che abbiamo scritto un giorno ci riportano a quel momento a quella sensazione. E' questo il viaggio nel tempo, in quel che siamo e in quel che siamo stati.

venerdì 17 settembre 2010

sabato 11 settembre 2010

libertà

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In effetti è un po' che non posto nulla, un po' perchè ho dovuto ammortizzare il trauma da rientro ferie, un po' perchè ho patito la rifrequentazione con il computer.
Riprendo dall'ultimo libro che sto leggendo, mi sembra sempre bello quando trovo nelle pagine di un libro, pensieri che non avrei saputo esprimere altrettanto chiaramente.
Di Terzani amo la lucidità, condivido questa sua smania di conoscere l'antica saggezza d'Oriente mantenendo un sano scetticcismo occidentale, mi identifico con lui quando si affaccia su una disciplina e la osserva astenendosi dal giudizio, cercando di capire che cosa ci può essere di buono per lui in quel luogo.
In "Un altro giro di giostra" lo guardo affrontare il cancro e mi sono sempre chiesta, io che detesto le medicine, io che non ne prendo mai, cosa farei se mi trovassi nella stessa situazione.
Osservo il suo avanzare tra le pagine del libro ed è come se vedessi i passi che potrei fare io, lo stesso modo di affrontare le cose.
Sono solo all'inizio, ma già ho trovatola citazione di una storia davvero interessante:

"Ho sempre trovato convincente l'idea che con una forte volontà si possa essere liberi anche in una prigione...Ma in che misura si riesce ad essere liberi quando si è prigionieri del proprio corpo? E comunque, cos'è questa benedetta libertà di cui oggi tutti parliamo così tanto? In Asia la risposta sta in una storia vecchia di secoli.
Un uomo va dal suo re che grande fama di saggezza e gli chiede:
-sire, esiste la libertà nella vita?
-certo, gli risponde quello. -quante gambe hai?
L'uomo si guarda, sorpreso della domanda.
-due, mio Signore.
-e tu sei capace di stare su una sola?
-certo.
-prova allora. Decidi su quale.
L'uomo pensa un po', poi tira su la sinistra, appoggiando tutto il proprio peso sulla gamba destra.
-bene, dice il re.- e ora tira su anche quell'altra.
-Come? E' impossibile, mio Signore!
-vedi? questa è la libertà. Sei libero ma solo di prendere la prima decisione. Poi non più.

mercoledì 1 settembre 2010

Vieni via con me...

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Mucche e Taj ji

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"Le vacche da latte rilassate producono di piu’. Per questo motivo, l'allevatore americano Rob Taverner ha scelto di fare Tai Chi tutte le mattine davanti alle sue mucche, così da comunicare loro relax e armonia.

Ma le mucche sembrano apprezzare di piu’ massaggi shiatsu."

(Fonte: Peacereporter)
Stefano Piazza

martedì 31 agosto 2010

distillato

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Ma davvero ti piace Wagner? - Certo, anche se ogni volta che lo sento mi viene voglia di invadere la Polonia!

Tu mi dai fastidio perché ti credi tanto un Dio! - Beh, dovrò pur prendere un modello a cui ispirarmi, no?


Il ballo è una manifestazione verticale di un desiderio orizzontale.

Il mondo si divide in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio ma i cattivi, da svegli, si divertono molto di più.

Il sesso senza amore è un'esperienza vuota, ma tra le esperienze vuote è una delle migliori.

Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere.

Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile.

L'ultima volta che sono entrato in una donna è stato quando ho visitato la Statua della Libertà.

Leggo per legittima difesa.

Non ho paura di morire. É solo che non vorrei essere li quando questo succede.

Non mangio mai ostriche. Il cibo mi piace morto. Non malato, né ferito, morto.

Per te sono un ateo, ma per Dio sono una leale opposizione.

Se mantieni la calma mentre tutti intorno a te hanno perso la testa, probabilmente non hai capito qual è il problema!

Sono contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia.

Vorrei essere il collant di Ursula Andress.

lunedì 30 agosto 2010

basita

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Giuro, io ce l'ho messa tutta per tenere la politica fuori da questo blog, ma alle volte trabocco...
(di FRANCESCO MERLO dal repubblica del 30/08/2010)

"Nessun'altra diplomazia occidentale tollera e incoraggia gli eccessi pittoreschi di un dittatorello e degrada la propria capitale a circo. Ci dispiace anche per il presidente del Consiglio, la cui maschera italiana si sovrappone ormai a quella libica, indistinguibili nel pittoresco, nell'eccesso, nella vanità, nel farsi soggiogare dalle donne che pensano di dominare.

Anche ieri c'era il picchetto in alta uniforme ai piedi della scaletta dalla quale sono scese due amazzoni nerborute e in mezzo a loro, come nell'avanspettacolo, l'omino tozzo e inadeguato, la caricatura del feroce Saladino. Scortato appunto da massaie rurali nel ruolo di mammifere in assetto di guerra. E va bene che alla fine ci si abitua a tutto, anche alla pagliacciata islamico-beduina che Gheddafi mette in scena ogni volta che viene a Roma, ma ancora ci umilia e davvero ci fa soffrire vedere quel reparto d'onore e sentire quelle fanfare patriottiche e osservare il nostro povero ministro degli Esteri ridotto al ruolo del servo di scena che si aggira tra le quinte, pronto ad aggiustare i pennacchi ai cavalli berberi o a slacciare un bottone alle pettorute o a dare l'ultimo tocco di brillantina al primo attore.

È vero che ormai Roma, specie quella sonnolente di fine estate, accoglie Gheddafi come uno spettacolo del Sistina, con i trecento puledri che sembrano selezionati da Garinei e Giovannini, la tenda, la grottesca auto bianca, le divise che ricordano i vigili urbani azzimati a festa, e tutta la solita paccottiglia sempre uguale e sempre più noiosa ma, proprio perché ripetuta e consacrata, sempre più umiliante per il Paese, per i nostri carabinieri, per le istituzioni e per le grandi aziende, private e pubbliche, che pur legittimamente vogliono fare i loro affari con la Libia.

Nessun'altra diplomazia occidentale tollera e incoraggia gli eccessi pittoreschi di un dittatorello e degrada la propria capitale a circo. Ci dispiace - e lo diciamo sinceramente - anche per il presidente del Consiglio, la cui maschera italiana si sovrappone ormai a quella libica, indistinguibili nel pittoresco, nell'eccesso, nella vanità, nel vagheggiare l'epica dell'immortalità, nel farsi soggiogare dalle donne che pensano di dominare.

Di nuovo ieri Gheddafi si è esibito davanti a 500 ragazze, reclutate da un'agenzia di hostess, che hanno ascoltato i suoi gorgoglii gutturali tradotti da un interprete, le solite banalità sulla teologia e sulla libertà delle donne in Libia, il Corano regalato proprio come Berlusconi regala "L'amore vince sempre sull'odio", quel libro agiografico e sepolcrale edito da Mondadori. È fuffa senza interesse anche per gli islamici ma è roba confezionata per andare in onda nella televisione di Tripoli. Il capotribù vuol far credere alla sua gente di avere sedotto, nientemeno, le donne italiane e di averle folgorate recitando il messaggio del profeta. Addirittura, con la regia dell'amico Berlusconi, tre di queste donne ieri si sono subito convertite, a gloria della mascolinità petrolchimica libica: "Italiane, convertitevi. Venite a Tripoli e sposate i miei uomini".
E di nuovo ci mortifica tutta questa organizzazione, il cerimoniale approntato dalla nostra diplomazia, con Gheddafi serio ed assorto che suggella la fulminea conversione di tre italiane libere e belle: un gesto di compunzione, gli occhi chiusi per un attimo, il capo piegato come un officiante sul calice. "L'Islam deve diventare la religione di tutta l'Europa" ha osato dire nella capitale del cattolicesimo, mentre l'Europa (con l'America) si mobilita per salvare la vita di una donna che rischia la lapidazione per avere fatto un figlio fuori dal matrimonio. Certo, l'Islam non è tutto fanatismo ma nello sguardo di Gheddafi c'è condensata la sua lunga vita di dittatore, di stratega del terrorismo, di tiranno che dal 1° settembre del 1969 opprime il suo popolo. "

... http://www.repubblica.it/politica/2010/08/30/news/circo_gheddafi-6613118/

mercoledì 25 agosto 2010

prossima uscita?

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Questa è proprio una strana estate, non avrei mai creduto che potesse passare davanti a un computer, eppure è stata anche questo.
Sono entrata e uscita da questo diabolico facebook, che mi acchiappa e mi sputa, una specie di sabbia mobile fatta di noia e di vuoto, di tempo che si sbriciola. Non può essere solo la noia però, mi capitava anche con la tv, prima dell'arrivo di internet, mi disintossicavo per un po' e mi sentivo meglio, più libera, più leggera, poi, per qualche motivo contingente, iniziavo a rivederla ed entravo nella rete dei palinsenti che si ripetono e con i quali si stabilivano degli appuntamenti fissi.
Facebook m'induce un meccanismo simile, deve essere questa illusione di connessione con gli altri, quel misto di curiosità e di attesa.
Girovaghi tra stupidaggini e test mentre aspetti una mail, un messaggio, che qualcuno si connetta e il vuoto ti si propaga dentro; mi viene in mente la metafora usata ne "La storia infinita" (libro però, bellissimo al contrario del mediocre film) del "nulla" che avanza, che si propaga e cancella tutto.

-Atreiu: Che cos’è questo nulla?
-Kmork: È il vuoto che ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo e io ho fatto in modo di attrarlo.
-Atreiu: Ma perché!
-Kmork: Perché è più facile dominare chi non crede in niente e questo è il modo più sicuro di conquistare il potere

martedì 24 agosto 2010

Interrogativi

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lunedì 23 agosto 2010

il lato oscuro della forza

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La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio; l’odio conduce alla sofferenza. Ah… Io sento in te molta paura
- Yoda - Episodio 1 “La Minaccia Fantasma”

capodanno estivo

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Ho sempre pensato che l'anno iniziasse a settembre, sarà che ho sempre fatto le vacanze d'agosto, sarà che sono tanti anni che le concentro e facendo quattro settimane, diventano l'occasione per prendere in mano tutte quelle cose che non ho mai il tempo di affrontare, sarà che quando rientro al lavoro qualcosa è successo e l'estate mi ha cambiata. A volte impercettibilmente, a volte in modo decisivo. Gli ultimi tre anni poi, hanno segnato questo passaggio in un modo ancora più netto.
Qualche giorno fa mi è capitato tra le mani un quadernetto che si era nascosto sul fondo di una scatola svuotata troppo tardi (retaggio dell'ultimo trasloco), dove le parole addolorate di uno dei peggiori periodi della mia vita mi hanno fatto sentire bene.
Bene perchè sono guarita, sto meglio ho ancora voglia di ridere di essere felice. Non sembrava proprio che in quel momento (lunghetto a dire la verità) si intravedesse anche solo lontanamente questa possibilità e anzi mi stupiva il fatto di non riuscire a vederla, era forse la prima volta che sentivo di non aver a disposizione le risorse per sorridere ancora.
Eppure eccomi qua, un'altra estate, un'altro anno, nuovi sorrisi. Piangere dal ridere, non ricordavo nemmeno più come fosse, eppure è ancora l'amicizia che mi regala la leggerezza dei vent'anni, quest'estate mi ha portato questa consapevolezza, come diceva Frankestein Jr "SI PUO' FA-RE!"...ancora, aggiungerei.
A vent'anni si ha una direzione (io l'avevo), un progetto, si vogliono raggiungere degli obiettivi, quelli consueti di tutti, lavoro, amore, figli, poi in un modo o nell'altro arriva tutto.
A quaranta è diverso, tante cose le hai avute, altre le hai perse, la direzione resta più o meno quella, ma le mete non sono più così chiare, gli obbiettivi rischi di averli alle spalle. Vivere alla giornata però non fa per me, se cammino sempre sulla stessa strada ma i cartelli non indicano più la destinazione, alla fine dove mi troverò?
Esprimi un desiderio prima di stappare la bottiglia, ma quale?

sabato 21 agosto 2010

canzone intelligente

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Non so perchè, forse perchè piacerebbe anche a me cantarne una, forse perchè mi piacerebbe vedere ancora qualcosa del genere in tv, forse per dedicarla a quelli che se la ricordano e a quelli che non l'hanno mai sentita..

giovedì 19 agosto 2010

...ho ancora un piede in vacanza!

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Sono un po' arruginita, troppo tempo a non far nulla stesa su una spiaggia, ho ancora voglia di non fare assolutamente niente, di sfogliare svogliatamente un quotidiano e di fare il sudoku che si trova nelle ultime pagine...forse è meglio che scriva quando anche l'altro piede sarà sotto alla scrivania...

venerdì 6 agosto 2010

...fino al 16 agosto

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Tapparella

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giovedì 5 agosto 2010

Buco nero

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Ero a caccia di un buono spunto per questo post, ma...niente, un buco nero. Ho la mente in stand by, non so perchè mi viene in mente una frase che potrei citare, letta sulla copertina di un libro e che mi ha spinto all'acquisto (un buon libro in realtà, Diego De Silva, Non avevo capito niente, Ed. Einaudi) diceva, se non ricordo male:
"spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee". Be', io mi sento così, un po'confusa.

mercoledì 4 agosto 2010

tempesta sul piccolo blog

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E' successa una cosa davvero divertente, il simpatico bloggatore con cui converso recentemente ha provocatoriamente pubblicato sul suo seguititssimo profilo il mio post di ieri, che ovviamente prendeva spunto da un suo status...vigliaccata tremenda, mi ha scatenato i suoi adepti che nell'ordine mi hanno definito:
1. una che rosica perchè lui probabilmente non mi ha messo un mi piace su qualcosa (?)
2. un'approfittatrice, che ha scippato uno spunto per il suo scarno blog
3. una che ha abilmente sfruttato i suoi (di lui) contatti per avere una marea di unici nuovi visitatori
Ma la più bella in assoluto di tutte è questa:
5."piccinina, vorrebbe che il tempo qualcuno lo perdesse con lei, dev'essere l'ennesima non trombante che vorrebbe un mondo grigio come la sua vita...."
Forse mi sbagliavo, facebook è una fucina di fantastiche risate.
Andy Warhol sarebbe fierissimo di me! ;-)

martedì 3 agosto 2010

Status

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Dunque, i miei lettori si contano sulle dita di due mani, quindi mi sento in famiglia se dico:- voi mi conoscete non sono una grande estimatrice di FB, anzi, diciamo pure che spesso lo detesto, quindi non vi sorprenderò se dico che fino a qualche giorno fa neanche sapevo cosa fosse uno status.
Adesso lo so, sono quelle affermazioni che uno schiaffa in bacheca, laddove compare la scritta: a cosa stai pensando?
Be' ci sono alcuni che pubblicandole hanno un seguito pazzesco, nel senso che come respirano, in 40 aggiungono un commento. Diciamolo l'inutilità espressa in megabyte.
Un esempio:"
"Quanto siete alti senza tacchi?
e giù 30, 40 persone a dire la loro altezza, a chiedere perchè lo si domanda, a fare una battuta da avanspettacolo...Ma perchè?
Io più ci penso e meno lo capisco, perchè certe persone hanno 3.615 amici? Perchè questi si prendono la briga di seguire queste frasette pretestuose? Bisogna per forza avere da dire qualcosa su tutto? Ma ce lo vogliamo mettere un bel "chissenefrega"?
Seneca, qualche anno fa diceva già: Non é vero che abbiamo poco tempo: la verità é che ne perdiamo molto...

lunedì 2 agosto 2010

Chat

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Mi rendo conto che vi sareste aspettati un resoconto dello stage di Tai Ji, tuttavia l'etichetta ridere ha preso il sopravvento...

venerdì 30 luglio 2010

week end di Tai Ji

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Eppure...prima o poi riuscirò a vedere una cosa così, non dico a trovarmi lì in mezzo, (anche se mi piacerebbe un bel po').
Mi piacerebbe dire anche, che la foto illustra il titolo, ma no in realtà sarà un piccolo stage: "...sulla pratica di esercizi di Doin, Qigong e Taiji, rilassamento e meditazione, pratica del Taiji stile Wu forma breve 18 figure." Al lago delle Lame.
(http://cristianocalvi.blogspot.com/2010/06/workshop-estivo-al-lago-delle-lame.html)
Ho iniziato con il Tai ji più o meno tre anni fa (con un'interruzione in verità) e adesso quando non pratico con regolarità ne' risento da tutti i punti di vista nell'umore, nell'equilibrio ma soprattutto nella salute.
Mi bastano 3 ore a settimana di pratica per eliminare completamente dalla mia vita l'asma, considerando che andavo avanti a cortisone ammetterete che non è poi quel gran lavoro no?
Non so perchè, ma mi chiedono di continuo informazioni sull'argomento, forse sta diventando un po' di moda, l'equivalente di quella scena in cui Nanni Moretti chiedeva ad una frichettona: Ma tu cosa fai per vivere? E lei, ma non so ho interessi, vedo gente, mi occupo di danza, musica, teatro...
Adesso la risposta sarebbe: faccio yoga, tai ji, meditazione...

Subissati da una valanga di stimoli visivi, queste discipline, probabilmente, diventano una scialuppa di salvataggio ti portano nel silenzio, ti fanno ascoltare il tuo respiro, i tuoi pensieri, chi riesce più ad ascoltare il ritmo del suo respiro, il battito del suo cuore?
Nei ristoranti c'è lo schermo al plasma sempre acceso, in metropolitana la radio, nei locali bisogna urlare per parlarsi perchè la musica è troppo alta.

Voglio sentire ancora il battito del mio cuore.

mercoledì 28 luglio 2010

incontri invisibili

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Parlavo qualche giorno fa con la mia amica C. di incontri in rete, lei, separata da poco mi raccontava piuttosto sbigottita di aver chiesto a delle amiche (nella stessa situazione da qualche anno) quali erano le nuove modalità (visto il matrimonio un po' lunghetto che aveva alle spalle) per incontrare o comunque conoscere persone nuove...Facebook, è stata la risposta.
Facebook? La mia faccia e la sua erano uguali, interrogative.
Io, (sennò non scriverei su un blog) non ce l'ho di certo con il web, mi piace anche chattare con gli amici, che non sempre riesco a vedere quanto vorrei, ma chattare con degli sconosciuti a scopo "concupitivo" mi deprime un po', sono fuori dal tempo eh?
E' proprio l'idea di primo approccio che mi disturba, ecco perchè il titolo.
Chi c'è dall'altra parte? La possibile mistificazione, contraffazione, finzione non alimenta le mie fantasie mi sgomenta.
Mi riccolego poi con il mio post di qualche giorno fa, scambiare opinioni riguardo a un libro su aNobii, mi mette in contatto con un'altro lettore, partiamo già da un punto comune, non lo conosco, ma abbiamo qualcosa da dirci e mentre lo facciamo (forse) sono le nostre opinioni che ci guidano, non le nostre fotografie sul profilo.
Sul profilo poi ne' avrei da dire...potrei mettere la mia foto 50 chili fa, o quella di mia cugina, inoltre andare a leggere le informazioni sul profilo degli altri mi fa sempre sentire una guardona!
Non c'è niente da fare sono decisamente fuori moda, aspetto ancora di cenare a casa di amici, di andare ad una festa, di unirmi ai programmi di qualcuno che mi invita per fare nuovi incontri.
Sarà per questo che passo le serate con la mai amica C. a parlare degli incontri in rete che fanno gli altri?

lunedì 26 luglio 2010

a Varazze...come vi dicevo

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domenica 25 luglio 2010

social network

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Da quando ho inaugurato il blog e iniziato a caricare libri su aNobii, praticamente non sono più stata su Facebook, direte chissenefrega...in effetti potrei essere d'accordo con voi, ma proprio oggi mentre gironzolavo su aNobii riflettevo ancora una volta sul tema che dà il titolo al post.
Qualcuno mi sa dire perchè quasi tutti mettono la loro faccia, nome e cognome su FB mentre su aNobii, dove al massimo poresti essere importunato da un lettore accanito, è praticamente impossibile trovare una faccia o un nome di battesimo?
Perchè non ci sono schede con i gusti e gli interessi dei possesori di libreria? Non sarebbe molto più bello trovare degli amici per compatibilità di letture piuttosto che ripescare quelli perduti alle elementari?
A pensarci bene, anche io ho messo un disegnino di Mafalda anzichè la mia foto, ma almeno io compaio con nome e cognome. Come faccio a trovare i miei amici lettori se non so con che cavolo di nome si sono iscritti?
Perchè questa riservatezza nel pubblicare i propri gusti letterari? Perchè nascondersi dietro ad un'immagine anonima e ad un nik name?
Mah...intanto vado a caricare la mia foto va...

Samuele Bersani

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Ieri sera in concerto a Varazze gratis...potevo perderlo? Che dire, non sono un critico musicale, mi piacciono le belle canzoni, le belle parole e mi piacciono le persone che raccontano di se'. Ascoltarlo dal vivo mi ha dato'impressione di avere davanti una persona vera e sincera, anche un po' a disagio per il fatto di essere al centro dell'attenzione su un palco, e per uno che fa questo mestiere un po' curioso no?
"...io sono uno più allegro che malinconico, ma in tv sembro sempre quello triste..." Mi ha fatto ridere e mi è piaciuto, viene voglia di offrigli una birra per parlare un po' delle sue canzoni, come si farebbe con un amico che ha scritto qualcosa di nuovo e te lo fa leggere in anteprima.
Dispiace davvero solo di non poterlo conoscere di persona, ci sono sempre troppe poche persone con cui varrebbe la pena di parlare e spesso non si ha modo di conoscere quelle che sembrano meritarlo.

domenica 18 luglio 2010

felicità

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Simon's Cat

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ah, ah, ah...cuore, sole, amore...

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Vabbe' dai, Olmo non lo aveveo ancora pubblicato...il mio umore è sempre lo stesso, quindi, visto che ormai ho imparato che ridere aiuta (anche se sono risate "artificiali"), rido e Olmo mi fa mooolto ridere...